I consigli dell'esperto

Il cane in grado di annusare la presenza di forme cancerogene

 

 

 

Negli ultimi anni la ricerca scientifica in campo oncologico sta rivolgendo un crescente interesse allo studio dei composti organici volatili (VOCs) prodotti dalle cellule tumorali fin dai primi stadi di sviluppo.

Questi VOCs, dall’odore caratteristico, vengono rilasciati nell’aria, attraverso la respirazione ed il sudore, e nei liquidi organici quali il sangue, la saliva e le urine.

Per rilevare i VOCs, si sta mettendo a punto un apparato, comunemente chiamato “naso elettronico”, la cui applicabilità in questo campo è, però, ancor oggi limitata, poiché queste sostanze volatili non sono ancora state completamente identificate.

Ed è proprio a questo punto che può intervenire in aiuto il cane, grazie alla sua straordinaria abilità nell’individuare e discriminare un odore specifico all’interno di una miriade di altri odori.

L’eccezionale percezione olfattiva del cane può, quindi, essere complementare all’utilizzo del naso elettronico, permettendo di superarne i limiti, se non addirittura vicariarne completamente l’utilizzo.

I cani, grazie al loro sviluppatissimo sistema olfattorio e alla loro indole, che li rende addestrabili e versatili, sono già ampiamente utilizzati dall’uomo per la localizzazione di particolari sostanze odorose.

Basti pensare alla ricerca di persone scomparse, droghe, denaro ed esplosivi occultati.

Questo ha indotto a ritenere che i cani possano essere addestrati con successo anche alla percezione dei VOCs nei liquidi biologici, seppure presenti in concentrazioni minime come nel caso di patologie tumorali ai primissimi stadi di sviluppo, rendendo, quindi, i cani dei formidabili collaboratori dell’uomo anche nell’ambito dell’oncologia.

L’ipotesi che i cani possano effettivamente essere addestrati ad identificare pazienti, che presentano diverse forme di tumore, in base all’odore risale all’anno 1989, quando fu descritto per la prima volta il caso di una donna di 44 anni, che fu avvertita della presenza di un melanoma sulla sua gamba, quando il suo cane iniziò ad annusare in modo insistente l’area, dove fu poi diagnosticata la lesione neoplastica.

In seguito sono stati descritti numerosi casi aneddotici, che, seppure non supportati da esperienze scientificamente provate, hanno avuto il merito di attirare l’attenzione della comunità scientifica verso il concetto che il cane è in grado di “annusare” la presenza di forme cancerose nei pazienti.

Dobbiamo, inoltre, ricordare che la prognosi di un paziente affetto da tumore dipende in gran parte dalla precocità della diagnosi.

Il tumore al polmone, al contrario di quasi tutti gli altri tipi di tumore, per i quali le possibilità diagnostiche sono, in generale, adeguate, presenta ancora grosse difficoltà ad essere diagnosticato in fase precoce e, di conseguenza, rimane la principale causa di morte per patologie tumorali in tutto il mondo.

La nostra ricerca, condotta in collaborazione con l’Istituto Oncologico Europeo (IEO), con la Onlus Medical Detection Dogs, e patrocinata dalla Fondazione Cariplo, si è proposta di addestrare i cani alla percezione dei VOCs in campioni di urina di pazienti affetti da cancro al polmone, in modo da favorire sia la possibilità di formulare una diagnosi precoce che quella di emettere una prognosi più favorevole.

Abbiamo sottoposto ai nostri cani le urine provenienti da tre gruppi di soggetti, selezionati dallo IEO: 1) sani, 2) con cancro al polmone, 3) soggetti con altre patologie polmonari non tumorali, per un totale di 150 soggetti.

Per il riconoscimento dei VOCs nell’urina abbiamo arruolato 4 cani di proprietà, che sono stati portati presso la nostra sede due volte alla settimana, per circa mezz’ora, ed addestrati con metodo “gentile”, basato sul rinforzo positivo. Il periodo totale di addestramento è durato circa un anno.

Il tasso di successo nel riconoscimento dei campioni positivi si avvicina ora al 90%, ma confidiamo che possa ulteriormente migliorare continuando l’addestramento.

Se le fasi successive di questo studio confermeranno questi risultati, l’integrazione dei cani addestrati in strategie di ricerca e di prevenzione si rivelerà uno strumento utile per la diagnosi precoce del cancro al polmone, dando la possibilità di migliorare la sopravvivenza dei pazienti .

Inoltre la capacità dei cani di rilevare il cancro, non solo al polmone, ma anche in altri organi, può essere utilizzata come un messaggio positivo per l’opinione pubblica, incoraggiando le persone a sottoporsi ad una visita medica anche in assenza di sintomi particolari.

 

 

A cura di Mariangela Albertini

Docente di Fisiologia ed Etologia degli animali domestici Dipartimento di Medicina Veterinaria – Università degli Studi di Milano

Pubblicato sul numero 2/2017 di Profilo Salute

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