I consigli dell'esperto

Gli Effetti Nocivi dell’Alcol in Gravidanza: i bambini esposti al rischio di patologie d’organo

 

 

 

Le prime segnalazioni degli effetti nocivi del consumo di alcol in gravidanza risalgono nella letteratura medica moderna alla fine degli anni ’60 del secolo scorso ed hanno dato chiarezza scientifica a quanto già tramandato dall’antichità come raccomandazioni, se non addirittura come credo religioso, al fine di favorire la nascita di bambini sani.

La casistica di Lemoine del 1968, che riguardava l’osservazione di “anomalie in 121 figli di genitori alcolisti” ebbe poca diffusione e scarso impatto nel mondo scientifico.

Soltanto nel 1973 l’associazione fra consumo di alcol in gravidanza ed una sindrome caratteristica nei figli nati da tali gravidanze fu ben evidenziata da Jones e colleghi in una serie di lavori pubblicati sulla rivista “The Lancet”.

Da allora le casistiche sono divenute sempre più frequenti ed hanno permesso di definire meglio la “sindrome feto-alcolica” (FAS) come caratterizzata da: • un pattern caratteristico di anomalie facciali;

il ritardo di crescita;

il danno cerebrale, che spesso si manifesta con difficoltà intellettuali o problemi comportamentali;

il consumo di alcol da parte della madre durante la gravidanza.

Accanto alla sindrome feto alcolica completa ne sono state osservate delle forme a sintomatologia più sfumata, ed oggi si utilizza il termine FASD (Fetal Alcohol Spectrum Disorders) per includere tutti i disturbi e le patologie dovute all’esposizione all’alcol in utero, nelle varie sfumature in cui questi possono presentarsi, arrivando fino all’aborto.

Il primo fattore di rischio per i danni sul bambino è legato alla quantità di alcol consumata dalla madre durante la gravidanza: la letteratura scientifica definisce a rischio il consumo di 7 standard drink o più a settimana.

La modalità di consumo può influire sulla gravità dei danni, infatti il cosiddetto binge drinking*, ripetuto nel corso della gravidanza si correla alla gravità degli esiti sul bambino.

Infine altri fattori come lo stato nutrizionale della donna, l’età e l’uso contemporaneo di altre sostanze aumentano il rischio di danni. I dati epidemiologici disponibili sulla diffusione della sindrome non sono molto numerosi.

La gran parte degli studi di prevalenza, effettuati nel mondo occidentale, sono stati condotti negli Stati Uniti.

Si tratta soprattutto di studi di tipo passivo, che hanno utilizzato i dati presenti nei registri delle diagnosi alla nascita.

Questi studi, però, spesso sottostimano il problema.

Per una stima più vicina alla realtà ci si deve basare su una strategia attiva di ricerca di casi, metodologia in cui il ricercatore si reca sul campo e valuta la popolazione scelta allo scopo di individuare i casi di FASD.

 

 

Nella regione Lazio è stato effettuato il primo screening europeo di tipo attivo per l’individuazione dei casi di FASD presenti sul territorio. In tale studio su circa 1000 bambini il 4,7% è risultato affetto da un disturbo dovuto al consumo di alcol in gravidanza.

A fronte di una tale numerosità di casi la consapevolezza che esista una quota di rischio per la gravidanza e per il bambino, anche bevendo quantità tradizionalmente ritenute moderate, non trova ancora diffusione in Italia, benchè le linee-guida sulla sana alimentazione emanate dall’INRAN nel 2003 asseriscano chiaramente come il consumo di alcol in gravidanza vada assolutamente evitato.

Nel mondo circa il 20% delle donne in gravidanza consuma alcol, mentre in Italia dati recenti, raccolti dall’Osservatorio FASD all’interno del Policlinico Umberto I di Roma, mostrano che è circa il 30% delle donne a consumare alcol durante la gravidanza, in quantità variabili dal consumo occasionale a quello a rischio.

Ma, poiché a tutt’oggi non esiste una dose-soglia di consumo che possa essere considerata sicura a causa della grande variabilità individuale, tutti questi bambini sono esposti al rischio di sviluppare patologie d’organo gravi e danni cognitivi, con serie conseguenze per tutto l’arco di vita.

La sospensione del consumo di alcol durante la gestazione è, dunque, l’unico sistema, che consente di prevenire con certezza lo sviluppo di tale patologia.

 

* – Per binge drinking si intende il consumo di 5 o più unità alcoliche per l’uomo e 4 o più per la donna, in una sola occasione, ma in gravidanza il consumo di 3 o più unità alcoliche in una sola occasione è altamente correlato allo sviluppo di danni sul bambino.

 

 

A cura di Mauro Ceccanti

Direttore Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio Professore associato nel settore scientifico disciplinare di Medicina Interna presso il Dipartimento di Medicina Clinica della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Sapienza di Roma

 

Pubblicato sul numero 1/2017 di Profilo Salute

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