I consigli dell'esperto

Infertilità Maschile: Conoscerla per Prevenirla

 

 

 

 

Secondo le stime più recenti 7 uomini su 100 sono infertili e fino alla metà delle volte, in cui una coppia non riesce ad avere un figlio, la motivazione è l’infertilità maschile.

“Gli specialisti, in realtà, non parlano esclusivamente di infertilità maschile o femminile, bensì di infertilità di coppia” –chiarisce il prof. Andrea Salonia, urologo e andrologo, Direttore di URI, l’Istituto di Ricerca Urologica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. “Questo perché, quando non si riesce ad avere un bambino, entrambi i membri della coppia devono essere sottoposti ad un attento controllo, per non lasciare nulla al caso” – continua l’esperto.

Molto spesso, nel 40% dei casi, i controlli non permettono di individuare nessun fattore alla base del problema: in questi casi, si parla di infertilità idiopatica.

Ma, quando si può davvero parlare di infertilità e occorre rivolgersi a uno specialista della riproduzione?

“L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce infertile una coppia che ha rapporti sessuali non protetti per 12 mesi consecutivi e non è riuscita a concepire – spiega Salonia – Di fatto, però, a volte, può bastare molto meno per individuare un problema, che rende difficile il concepimento. L’età, per esempio: le coppie, che si rivolgono agli specialisti, sono sempre più avanti negli anni, perché oggi i figli si fanno – o meglio si cercano – più tardi. È, però, molto sbagliato pensare che solo le donne abbiano un ‘orologio biologico’ che avanza: anche negli uomini, dopo i 35 anni, diminuiscono le probabilità di riuscire a concepire” – continua lo specialista – “ed è statisticamente più frequente il concepimento di figli con problemi di salute”.

L’infertilità maschile, nel dettaglio, è legata alla qualità e alla quantità degli spermatozoi.

“L’esame principe, per valutare le capacità riproduttive di un uomo, è lo spermiogramma, che esamina lo stato di salute degli spermatozoi e del liquido nel quale sono contenuti.

Si tratta di un esame semplice ed indolore che gli specialisti consigliano in caso di difficoltà a concepire”- spiega l’esperto.

“Non è l’unico controllo importante: restano fondamentali la visita obiettiva del paziente e la raccolta della sua anamnesi medica. Entrambe, infatti, hanno l’obiettivo di capire, se il problema riproduttivo possa essere legato ad altri disturbi o malattie (per esempio un tumore, presente o passato, può ridurre le possibilità di concepire). Lo stato di salute generale è di per sè fondamentale per valutare le chance di avere un bambino e, viceversa, la capacità riproduttiva è un importante indice di salute, specie dopo i 40 anni” – continua Salonia.

Per preservare le proprie chance riproduttive, dunque, il primo passo è uno stile di vita sano.

“Mangiare bene, consumando tanta frutta, verdura, legumi e uova, tenere d’occhio il peso corporeo, fare regolare attività fisica aerobica, non eccedere con gli alcolici, evitare il fumo e le droghe: questi sono i consigli da seguire per mantenere in salute non solo l’apparato riproduttivo, ma tutto l’organismo” – chiarisce Salonia. “Attenzione anche alla salute della sfera sessuale: sono pericolose, in questo senso, le infezioni sessualmente trasmesse, come la clamidia e l’ureaplasma, che spesso non danno segni e sintomi e vengono banalizzate: queste, in realtà, hanno un’influenza significativa sulla salute riproduttiva”- avverte lo specialista.

Oltre che da uno stile di vita sano, la prevenzione passa anche dai controlli periodici.

“A differenza delle donne, gli uomini sono più restii a farsi visitare regolarmente dallo specialista della riproduzione, che, nel loro caso, è l’andrologo. Un tempo la visita di leva era un momento prezioso di prevenzione e consentiva di individuare eventuali problemi a livello genitale. Per questo, intorno ai 20 anni, è importante fare un controllo dall’andrologo”- spiega il professore. “Una semplice visita obiettiva dei genitali, che prende in considerazione il pene e i testicoli, può, per esempio, scongiurare la presenza del varicocele, che consiste nella dilatazione delle vene sopra il testicolo sinistro.

Si tratta di una condizione, che, se non curata, può ridurre anche di molto le possibilità di un futuro concepimento”. Fondamentale resta anche l’autopalpazione dei testicoli, che permette di tenere d’occhio la formazione di eventuali noduli. “Non appena si nota qualche disturbo, non bisogna spaventarsi o avere paura di rivolgersi all’andrologo, che saprà indirizzarci nel modo giusto” – conclude Salonia.

 

 

Pubblicato sul numero 2/2017 di Profilo Salute

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